2 Aprile: Giornata dell’Autismo

In occasione della Giornata Mondiale dell’Autismo, il mio pensiero va alle tante persone autistiche e alle loro famiglie e, in particolare, a quelle che conosco personalmente e per le quali non riusciamo a fare mai abbastanza perché, come ci dice lo scrittore Fulvio Ervas nell’intervista che vi propongo, “i bisogni delle persone autistiche e quelle dei familiari seguono le leggi dei minuti e delle ore e quelle della «società» si regolano sui decenni”.

Dal Corriere della Sera di venerdì 1 Aprile 2016…

Insomma, eccoci, oggi è la giornata dell’autismo, che è una cosa molto bella, meglio avere una giornata sull’autismo che non averla. Certo, la giornata dell’autismo non può essere come la giornata dell’asparago bianco di Bassano o del radicchio di Treviso, una mostra, un giro di strette di mano, due bicchieri in compagnia. C’è e usiamola bene. Per chiedere, prima di tutto, ma ‘sto autismo cala o cresce? Cominciamo a far circolare in maniera accessibile dati, classi di età, scolarizzazione, condizioni di vita, progetti in cui sono coinvolte persone con autismo.

Nella giornata dell’autismo raccontiamo storie di persone autistiche che magari coltivano un orto, curano le piante, disegnano animali fantastici, magari hanno una brutta giornata, ma poi abbracciano, dicono cose strane, ma stupefacenti. Nel giorno dell’autismo portiamo le nostre testimonianze di averli fatti sentire meno stranieri, meno accampati, meno scrutati con paura e fastidio. Nel giorno dell’autismo diciamo che sappiamo che esistono, che non ci sono indifferenti, che stiamo facendo qualcosa. E una storia, piccola, la voglio raccontare perché proprio l’altra sera ho presentato il libro di un giovane autistico, Pier Carlo Morello, e tra le cose che ci ha regalato, ha raccontato della sua esperienza in un progetto di inclusione, alcune ore con degli alunni della scuola, con i piccoli così rumorosi e agitati, con le maestre, immerso in un mondo sensoriale frizzante, forse caotico, sicuramente instabile per una persona autistica. E quando qualcuno gli ha chiesto, curioso di sapere cosa potesse fare, concretamente, una persona autistica in un contesto scolastico, serenamente ha fatto trapelare la seguente frase: «Maestro del silenzio». E ho pensato: meraviglioso! Averne, nelle classi, anche nelle mie, maestri del silenzio, persone che ci fanno rimanere con i nostri pensieri, per un po’. Per capirci meglio.

Insomma, parliamone con qualche numero sotto gli occhi, narrando esperienze, facendole circolare, diamo una dimensione a questo universo. Altrimenti è tutto un fiorire, certo fa primavera, di parole inclusive, «di interventi finalizzati a garantire la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l’inserimento nella vita sociale delle persone con disturbi dello spettro autistico». Tutto bello. Auspicabile. Ma esistono esperienze che vanno in tal senso? Cosa si è già costruito? Cosa si può migliorare? Come finanziamo il tutto? E la scuola? E con che tempi? Ecco, il tempo, questo posso dirlo: i bisogni delle persone autistiche e quelle dei familiari seguono le leggi dei minuti e delle ore e quelle della «società» si regolano sui decenni. Invece, sul lato dell’autismo, sul bordo del loro continente ci sono problemi quotidiani e pratici, moltissimi, che hanno bisogno di un immediato e costante «alleggerimento di stato», misure che non potranno guarire dall’autismo, dal quale non si guarisce, ma che potrebbero farne sentire meno la complessità e il peso. Bisogna aumentare la «massa» di chi affronta costruttivamente il problema. Ci vuole, secondo me, una squadra di «alleggeritori di stato», che prepari durante tutto l’anno la giornata dell’autismo, per farla diventare la giornata dei risultati, dei piccoli passi concreti, delle piccole battaglie vinte. Del dolore sopportabile. Della dignità. Perché la giornata dell’asparago sia davvero diversa dalla giornata dell’autismo. Che poi l’asparago, è molto buono ovviamente.